lunedì 31 agosto 2009

Get Up Kids. Live.

Fuori dall'Estragon, l'emozione è palpabile. Centinaia di persone sono lì, trepidanti ed emozionate come al primo giorno di scuola, esattamente come me. Tutti sono in fila alla biglietteria, io sono tra i pochi che il biglietto l'ha preso in prevendita e mi metto in fila davanti all'ingresso. Dietro di me c'è una coppia di ragazzi sulla ventina e lui a un certo punto fa: "Cazzo sono 8 anni che aspetto questo momento, quasi non ci credo"...e come dargli torto?

I cancelli si aprono, sono fra i primi ad entrare. Mi piazzo subito in prima fila insieme al mio amico (che ringrazio, visto che ha accettato di accompagnarmi senza neanche sapere chi andavamo a vedere) con la convinzione che di lì non mi sposto neanche se mi pregano, convinzione che si rivelerà di lì a poco una mera illusione.

Dopo una mezz'oretta le luci si spengono, e i The Briggs fanno il loro ingresso sul palco. Dopo 3-4 pezzi mi cade un mito...ebbene sì, esiste al mondo una band più ripetitiva degli AC/DC. Neanche malaccio alla fin fine, ma dopo 3 canzoni ho iniziato a chiedermi se stessero cambiando pezzo o se fosse sempre lo stesso ripetuto a nastro. Il gruppo spalla è un ruolo ingrato, difatti gli applausi più convinti li prendono quando il cantante urla "Is anybody here for the Get Up Kids tonight?". Dopo circa quaranta minuti praticamente tutti uguali, salutano e se ne vanno dal palco.

Il service inizia a montare il palco per i Get Up Kids, e lo stomaco è talmente pieno di farfalle che mi fa male. Inizio a realizzare che tra poco salirà su quel palco il gruppo che ha cambiato il mio modo di vedere la musica,e che è indossulibilmente legato a uno dei periodi più belli della mia vita. La folla si infittisce e la transenna che mi separa dal palco inizia a conficcarmisi nella pancia.

Luci spente. Matt, Ryan, Jim, Robert e James fanno il loro ingresso. Parte l'ovazione, e subito dopo parte "Holiday". Salto, urlo a squarciagola. La gente mi arriva addosso, finisco in terza fila e quasi non me ne accorgo. Ci sono solo io, loro, e la loro musica, il resto è sparito. Su " I'm a Loner Dottie, a Rebel" riprendo un pò di lucidità e inizio a pogare anch'io. Perdo una scarpa e per riprenderla quasi mi uccido, mentre il mio amico tiene lontana la folla in stile bodyguard. "The One You Want" è un pò più tranquilla e anche il pubblico si calma, quindi riesco a fare qualche foto e a guardare un pò meglio i cinque sul palco. Cazzo se sono cambiati. Il bassista da supernerd si è trasformato in un indie-fighetto alla Strokes, gli altri sono decisamente ingrassati (sul batterista non posso giudicare, avevo la tastiera di James proprio davanti...suppongo ci fosse perchè vedevo un piatto che si muoveva a tempo).

"Woodson", "Coming Clean", "My Apology", "Action & Action", "Holy Roman", "Mass Pike" si susseguono una dopo l'altra. E' un crescendo di emozioni e ricordi che mi passano davanti, si sovrappongono, sembrano quasi reali...il pogo mi dà quasi fastidio, non ho voglia di saltare, voglio solo chiudere gli occhi e cantare a squarciagola insieme a loro (anche se, un bel pò di pogate a dire il vero me le sono fatte). Sulle stupende "Campfire Kansas" e "Walking On A Wire" spunta qualche accendino (tra cui il mio), su "No Love" e "Red Letter Day" la voce del pubblico copre quella di Matt...quasi nessuno ha mai condiviso con me la mia passione per i Get Up Kids ed essere in un posto dove tutti cantano le loro canzoni a memoria è una sensazione unica...

Breve pausa e parte il bis. Il primo a tornare sul palco è Matt, con in mano una semiacustica. Appena la vedo inizio subito a sperare...ebbene sì. Partono i primi accordi di "Out Of Reach", la canzone con cui li ho conosciuti. Spuntano di nuovo gli accendini e il pubblico torna a coprire Matt, tant'è che con un sorriso a trentadue denti esclama "You guys are good!". Dopo due ottime cover ("Close To Me" dei Cure e "Beer For Breakfast" dei Replacements) parte "Don't Hate Me" e c'è il delirio. Il mio amico mi solleva e mi faccio mezzo Estragon sopra le teste del pubblico. Arrivo sotto il palco e un buttafuori delle dimensioni di un armadio a quattro ante mi invita gentilmente a tornare tra il pubblico.

"This is our last show in this tour. Tomorrow we'll go home, and we'd like to thank you all for coming here tonight". Parte "Ten Minutes", l'ultimo pezzo di questa indimenticabile serata. L'unica pecca, se proprio devo trovarla, non è in cosa c'è stato, è in cosa non c'è stato. "I'll Catch You" è la grande assente, proprio lei, la canzone che per me è forse stata la più importante. Ma va bene anche così.

Tracklist (l'ordine preciso non me lo ricordo)

- Holiday
- I'm A Loner Dottie, A Rebel
- The One You Want
- Valentine
- Woodson
- Coming Clean
- New Song
- My Apology
- Campfire Kansas
- No Love
- Holy Roman
- Mass Pike
- Red Letter Day
- Action & Action
- Walking on a Wire

Encore:

- Out Of Reach
- Close To Me
- Beer For Breakfast
- Don't Hate Me
- Ten Minutes

martedì 28 luglio 2009

Something I learned today / Black and white is always grey

Serata fiacca. Domattina dovrò svegliarmi alle 5 e mezzo, e un coglione ha uppato su torrent Bioshock per 360 con un pezzo danneggiato. Risultato: computer acceso per una settimana e niente gioco. Fanculo. Di uscire non se ne parla, sennò domattina sono uno zombie. Mi girano a mille, sarà per il caldo, sarà perchè probabilmente mi toccherà passare tutto agosto davanti al ventilatore, sarà per tutto il resto, ma questa è una di quelle serate in cui ce l'ho con il mondo intero. E' una serata da "Zen Arcade".

Prendo il cd, lo metto nello stereo e premo play. L'attacco di "Something I Learned Today" è devastante, seguito a ruota da "Broken Home Broken Heart". Un uno-due al fulmicotone, spezzato all'improvviso da quella ballad acustica dal sapore folk che è "Never Talking To You Again". Il giro di chitarra di "Chartered Trips" vale da solo la discografia di un qualsiasi gruppetto pseudo-punk dell'ultima ora, mentre "Dreams Reoccuring", con i suoi nastri mandati avanti e indietro, è psichedelia presa dai '60 e portata di peso nell'era dell'hardcore. Da qui in poi il disco si impenna, Mould e Hart danno voce all'indecisione, alla rabbia, alle paure, alle illusioni, alle bugie. Danno voce alla MIA indecisone, alla MIA rabbia, alle MIE paure, alle MIE illusioni e alle MIE bugie. Se amo tanto questo disco il motivo è uno solo: è di me che parla. Il fatto che contenga così tanti spunti, così tanti generi mescolati insieme, così tanta innovazione musicale perde quasi d'importanza di fronte a questo. E' come se ci fossi io a urlare che non la dimenticherò mai, a gridare in un microfono del mio stupido orgoglio, a sfasciare sedie nello studio di registrazione insieme a loro. E nel frattempo una Flying V macina note, assoli, scale alla velocità della luce, crea un muro sonoro sorretto da una sezione ritmica che pulsa e martella senza sosta.

La devastazione sonora va scemando nella seconda parte del disco, più calma e riflessiva. Ma non per questo meno intensa. Qui tra un'inno all'illusione come "Somewhere" e una dedica ad un'amica morta ("Pink Turns To Blue"), c'è spazio addirittura per due brevi intermezzi pianistici, "One Step At a Time" e "Monday Will Never Be The Same". Quest'ultimo sfocia in "Whatever", forse la mia traccia preferita del disco, dove le frustrazioni e la rabbia sfociano nella completa solitudine. "The Tooth Fairy And The Princess" è la mente che si contorce su se stessa, ed è quantomeno sorprendente che dopo i tre se ne escano con "Turn On The News", pezzo punk in perfetto stile Clash. Ancora più sorprendente il fatto che la canzone sia bellissima al pari di tutte le altre. Questi spiattellano pezzi incredibili uno dopo l'altro, come se nulla fosse. Tutte le volte che sento questo disco quasi ci rimango male...che cazzo, avevano visto la madonna prima di entrare in sala di registrazione?

Siamo giunti al finale. I 14 minuti di "Reoccuring Dreams" sono semplicemente devastanti. Riprendendo da dove "Dreams Reoccuring" si era interrotta, il pezzo è un crescendo di distorsioni, dissonanze, rumori, frustrazione, gioie e dolori. La chitarra di Mould si contorce su se stessa, si aggroviglia, fischia, sibila, si lascia andare in digressioni quasi free-jazz.

Non so come e non so perchè. So solo che questo disco sembra conoscermi da una vita...

"Zen Arcade" è al contempo la massima espressione e il testamento spirituale del movimento hardcore, che da qui in poi non sarà più lo stesso. "Zen Arcade" è un viaggio nella psiche instabile e controversa della generazione punk.

"Zen Arcade" è la celebrazione dalla giovinezza.



lunedì 27 luglio 2009

Welcome

Dopo un tentativo che la mia innata pigrizia ha fatto fallire, riprovo a tenere un blog. Molto probabilmente il risultato sarà lo stesso, ma voglio provarci lo stesso.

Innanzitutto il titolo. Perchè "Nothing feels good"? Sincermente non c'è un motivo preciso. E' il titolo di un bel dischetto dei Promise Ring e poi rispecchia il mio inguaribile pessimismo. Ma più che altro è perchè suona bene e mi piace come titolo.

Su cosa sarà il blog? Beh, principalmente sulla musica, la mia più grande passione da sempre. Ma più semplicemente credo chè sarà su quello che mi passa per la testa. Su quello che ho voglia di scrivere sul momento. Magari parlerò di un disco, magari di un concerto, magari di un film o magari sulla mia ultima conquista (anche se, da un pò di tempo a questa parte, non vedo una ragazza neanche con Google Earth).

Nella speranza che il blog vada oltre i tre post e che qualcuno ci capiti, vi dò il benvenuto.